I titoli più "intriganti"... secondo noi

sei ricco, coniglio

sei ricco coniglioIn attesa che Einaudi ripubblichi il primo volume della tetralogia di Updike (sì, in Italia funziona così: le riedizioni non si fanno in modo ordinato, ma random), ecco il terzo capitolo della saga di Harry Angstrom detto Coniglio. Harry ha raggiunto una posizione economica – e dunque sociale – elevata. Denaro, un certo lusso. La frequentazione di amici adeguati: non per affinità, ma per status. Harry vuole fare ciò che fanno loro, gli amici di ceto: golf, viaggi nelle classiche mete esotiche della upper class americana. Sogna persino i loro vizi e le loro deviazioni. Perché è lì che vede, o è costretto a vedere, la meta dell’alta borghesia. Perché raggiungere quella meta è funzionale a distoglierlo dalle disfunzioni della sua vita. Una ricchezza raggiunta non per meriti o fatica, ma lasciatagli dal defunto padre della moglie. Il matrimonio da tenere in piedi per la sicurezza che rappresenta e per l’immagine sociale tipicamente wasp che porta con sé, ma dove l’amore ormai non c’è più. La figlia morta molti anni prima, uccisa involontariamente dalla madre. Il sospetto, anzi la speranza, che quella figlia morta possa essere sostituita da un’altra ragazza, figlia di una donna con la quale aveva avuto un’avventura vent’anni prima. La sua dipendenza dalla suocera, ancora proprietaria dell’autosalone che Harry dirige per aver sposato la figlia del vecchio proprietario. Insomma, quello di cui ci narra Updike è questo. Il sogno americano deformato, e infine ucciso, dal senso di colpa.

 

John Updike, Sei ricco, Coniglio, Einaudi 2015

 

john updikeJohn Hoyer Updike (Reading, Usa, 1932 – Danvers, Usa, 2009) è stato uno scrittore statunitense. I romanzi che lo hanno reso famoso sono quelli che costituiscono la cosiddetta "serie di Coniglio". Il primo della serie è Corri, Coniglio, pubblicato negli Stati Uniti nel 1960 (in Italia l’edizione più recente è del 2003). Il "Coniglio" protagonista del romanzo è un campione di pallacanestro che all’improvviso decide di cambiare la sua vita, in un senso regressivo e nostalgico, di recupero della giovinezza perduta, ma anche autentico, anarchico e vitale alla ricerca di un'utopia, di un sogno collettivo. Seguono Il ritorno di Coniglio (2015), Sei ricco, Coniglio (1983) e Riposa, Coniglio (1992). Di lui ricordiamo anche Villaggi (2004) e Terrorista (2006).

buchi nella sabbia

buchi nella sabbiaÈ tornato. Marco Malvaldi è tornato. Be’, non che fosse sparito intendiamoci, Argento vivo resta per me il suo miglior romanzo. Ma per gli amanti del suo marchio di fabbrica, la cifra leggera e dall’ironia formidabile, questo è il suo vero coming back. Ambientato nel 1900, Buchi nella sabbia rispetta i canoni classici: delitto eclatante, rosa di potenziali assassini, investigatore ufficiale scaltro e rispettoso delle regole (ma anche dell’onore, siamo agli albori del XX secolo), investigatore ufficioso – e autoinvestitosi del ruolo – intelligente, acuto, scanzonato, fuori dagli schemi e dal conformismo. La trama crime non è granché, ma vi assicuro che non ha la benché minima importanza: non è questo l’intento del nostro. La sua mission è quella di farci ridere, e la centra. In pieno. Ci si innamora dell’ironia malvaldesca, perché ti arriva addosso quando non te la aspetti a da dove non te la aspetti. Non ti travolge come un treno in corsa, ma ti dà una spintarella, ti sposta quel tanto che basta a farti vedere le cose da una direzione leggermente sbilenca. E proprio per questo comica. C’è tutta l’anima della costa settentrionale toscana nei personaggi di Malvaldi, tutto il sarcasmo, tutta l’ironia. Tutto il modo di rendere leggero ogni intoppo della vita.

 

Marco Malvaldi, Buchi nella sabbia, Sellerio 2015

 

marco malvaldiMarco Malvaldi (Pisa, 1974), laureato in chimica, ha esordito come giallista - sui generis, dato che le sue pagine sono riempite assai più dall'ironia e talvolta dalla comicità dei personaggi che da intrighi criminosi - con il primo volume di quella che definirà poi come la “Trilogia del BarLume”, La briscola in cinque (2007), seguita da Il gioco delle tre carte (2008) e da Il re dei giochi (2010), poi ampliata da una “quarta puntata” con La carta più alta (2012) e da una quinta con Il telefono senza fili (2014). In mezzo, Odore di chiuso (2011), Scacco alla Torre (2011), Milioni di milioni (2012) e Argento vivo (2013).

la mia lotta per la liberta'

la mia lotta per la libertaSiamo abituati a pensare ai regimi totalitari come a qualcosa di lontano, di intangibile, quasi favolistico. Sappiamo che esistono, ma restano avvolti nel mistero. Il loro funzionamento, addirittura il loro significato, per lo più ci sfugge, tanto da dubitare – a volte – dei loro lati più terribili. Ecco cosa fa Yeonmi Park: ci riconduce alla realtà. La sua descrizione del regime dei Kim in Corea del Nord è la presa di coscienza che l’orrore esiste davvero, non è un’esagerazione esotica. Vale la pena leggere questa autobiografia. Diamo per scontato che le dittature a noi più familiari (fascismo, nazismo) appartengano ad un passato cancellato per sempre. Non è così. Forse è ancor più spaventoso vedere testimoniata la presenza di una dittatura feroce come quella nordcoreana per il suo aspetto anacronistico. Laddove anche la Cina ha avviato una forma di governo più aperta al mercato e alle istanze sociali, la Corea del Nord (o meglio, la dittatura della Corea del Nord) tiene oltre 24 milioni di persone in stato di schiavitù ed in condizioni di vita tremende, isolate dalla civiltà del XXI secolo che domina intorno (Cina, Corea del Sud, Giappone). Non va sottovalutata la potenziale efficacia di questo libro. Perché squarcia l’ultima Cortina di Ferro proprio nel punto più traumatico e pericoloso per il regime: nella nostra coscienza.

 

Yeonmi Park, La mia lotta per la libertà, Bompiani 2015

 

yeonmi parkYeonmi Park (Hyesan, Corea del Nord, 1993) è una rifugiata nordcoreana e attivista per i diritti civili. Fugge da quello che definirà poi come “un enorme campo di prigionia” – la Corea del Nord oppressa dalla dittatura dinastica dei Kim – nel 2007. Insieme alla madre, e preceduta dalla sorella, si rifugia in Cina, per poi passare in Mongolia e di lì in Corea del Sud, dove vive ancora oggi. Diviene a poco a poco consapevole del suo compito: il dovere di informare il mondo dei crimini di regime nel suo Paese d’origine e la partecipazione ad una lotta per l’affermazione dei diritti e per la libertà dei nordcoreani.

l'avversario

l avversarioSatana: sostantivo di origine ebraica (Satàn), che significava L’Avversario. Non è un libro religioso, quello di Carrère, no. Tantomeno esoterico. È una cronaca, in realtà. La ricostruzione, o tentata ricostruzione, di un delitto realmente avvenuto: nel 1993 Jean-Claude Roman uccide i genitori, la moglie, i due figli, e inscena un incendio nella loro casa. Uccide persino il cane. Raptus? Psicosi? No. Carrère lo contatta, comunica con lui, segue il processo. Quella di Romand è una vita di menzogne: una carriera lavorativa brillante e ben retribuita che non ha. Un tenore di vita incredibilmente al di sopra delle sue possibilità. Un circolo vizioso di bugie e truffe in cui inizia a cadere fin da ragazzo e dal quale non riesce più ad uscire. Finisce per ingannare e truffare se stesso, Romand. Ecco a cosa punta Carrère: all’aspetto psicologico della questione, all’osservazione di quei meccanismi incontrollabili che possono portare un individuo fragile sì, ma non pazzo, alla distruzione degli altri e di sé. A non sapersi più fermare, anche quando si rende conto che fermarsi è l’unica possibilità. Non c’è giudizio morale nelle pagine di Carrère, mai. Questa è la sua grande forza. C’è la curiosità del genio, quella che distrugge le griglie facili e comode dell’interpretazione convenzionale e socially correct.

 

Emmanuel Càrrere, L'Avversario, Adelphi 2013

 

emmanuel carrereEmmanuel Carrère è nato a Parigi nel 1957. Sceneggiatore e scrittore, la maggior parte delle sue opere sono incentrate sulla riflessione su se stesso e sul nesso fra illusioni e realtà. Molti suoi libri sono stati trasposti in sceneggiature cinematografiche. È autore anche di numerose sceneggiature per telefilm, basate su testi di Georges Simenon e altri. Di lui citiamo Baffi (1986); La settimana bianca (1995); Vite che non sono la mia (2009); Limonov (2011) e Il Regno (2014).

occhi di sale

occhi di saleOcchi di sale è un romanzo di formazione che racconta adolescenza, giovinezza e maturità di tre amici: Matteo Corrias, un ragazzo diligente e serio; Giovanni Manca, detto Nino, istintivo, pratico e poco interessato alla scuola; Paolo Murgia, un sognatore, ama viaggiare e studiare. Matteo, Nino e Paolo sono nati negli anni Settanta e crescono a Is Mirrionis, un quartiere di Cagliari, separati da poche centinaia di metri di strada. Si conoscono alle scuole medie, diventano amici, intraprendono percorsi di vita diversi, ma si sostengono l’un l’altro. Nelle molte esperienze che fanno per diventare adulti, la profonda amicizia che li lega, subisce qualche imprevedibile scossone...

 

Massimo Granchi, Occhi di sale, Palabanda Edizioni 2015

 

massimo granchiMassimo Granchi nasce a Cagliari nel 1974. Ha fondato, con altri autori, il Gruppo Scrittori Senesi e il Premio letterario Città di Siena. Ha pubblicato i saggi Camillo Berneri e i totalitarismi (2006), e Siena: immagine e realtà nel secondo dopoguerra 1943-1963 (2010). Il suo romanzo d’esordio Come una pianta di cappero (2013), ha vinto il Premio online Scrittore Toscano 2014, ed è stato finalista al Concorso nazionale di creatività letteraria 2014.

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